RWANDA

Per capire la tragedia del Rwanda

Il Rwanda ha una lunga e complicata storia alle spalle, ma come per tanti altri paesi africani, se ne sono ormai perdute le tracce. Fino al 1880 il Paese praticamente non esisteva neanche come entità politica: l’area era un agglomerato senza confini nel quale convivevano due etnie principali, gli Hutu e i Tutsi. I Tutsi erano ricchi proprietari terrieri e allevatori di bestiame, giunti nell’area oggi conosciuta sotto il nome di Rwanda tra il XIV e il XV secolo. A quell’epoca gli Hutu vivevano già nella zona e la loro popolazione era di gran lunga superiore in termini numerici rispetto a quella Tutsi. Ciononostante la minoranza Tutsi riuscì con il tempo a sottomettere gli Hutu, governandoli con un sistema che si ispirava ad una sorta di monarchia feudale. Tale divisione etnica andò avanti senza troppe tensioni per centinaia di anni. Nel 1894 i primi occidentali giunsero in Rwanda e nel 1899, senza alcuna resistenza da parte degli abitanti locali, i Tedeschi trasformarono il Rwanda in un protettorato che entrò a far parte dell’Africa Orientale Tedesca. Durante la prima Guerra Mondale, l’esercito belga, di stanza nel vicino Zaire (l’attuale Repubblica Democratica del Congo) assunse il controllo del Rwanda.

Negli anni ’30, i Belgi introducono un sistema di carte etniche di identità per differenziare gli Hutu dai Tutsi.

Dopo la guerra, questo controllo venne consolidato dalla Lega delle Nazioni che affidò al Belgio un mandato territoriale su “Rwanda-Urundi”, una zona che comprendeva l’attuale Rwanda e il Burundi. Nel governare il nuovo territorio, le autorità belghe si servirono dell’esistente monarchia Tutsi per tenere sotto controllo la popolazione, ma così facendo esacerbarono le differenze già istituzionalizzate tra le due etnie. Il dominio belga e il trattamento di favore riservato ai Tutsi – che spesso relegavano gli Hutu ai margini della società – crearono enormi tensioni all’interno del paese, che esplosero dopo la Seconda Guerra Mondiale. Negli anni Cinquanta il governo belga cominciò a seguire la via delle riforme, per tentare di risolvere gli innumerevoli problemi che affliggevano il paese e insediare un governo democratico, ma i tradizionalisti Tutsi si opposero. Allora i Belgi incoraggiarono la rivolta degli Hutu che nel 1959 cacciarono i Tutsi dal potere.

Il Belgio lascia il territorio. Rwanda e Burundi diventano due Paesi separati e indipendenti. Una rivoluzione hutu in Rwanda porta al potere un nuovo presidente, Gregoire Kayibanda; la lotta continua e migliaia di Tutsi sono costretti alla fuga; in Burundi, invece, mantengono il potere.

Nel 1962 conquistò la piena indipendenza.
Nel 1962 si tennero delle regolari elezioni, che portarono alla vittoria della maggioranza Hutu e all’indipendenza dal Belgio. Nei primi anni di indipendenza l’inefficienza del sistema e la corruzione dilagarono nel paese e nel 1973 il generale Juvenal Habyarimana, di etnia Hutu, organizzò il colpo di stato, assumendo il controllo del paese, diventando un dittatore e bandendo qualunque attività politica tranne quella del suo partito. Habyarimana governò il paese con il pugno di ferro fino a quando dovette piegarsi alla volontà delle Nazioni Unite, che lo costrinsero ad attuare delle profonde riforme per il bene del Paese.
Nel 1990-1991 l’esercito rwandese inizia a formare milizie civili armate, conosciute con il nome di Interhamwe (“Quelli che stanno insieme”). Nei tre anni che seguono, Habyarimana impedisce la formazione di un autentico sistema multipartitico.

Nel luglio 1993 una stazione radio estremista, la Radio “Mille Colline”, inizia a diffondere appelli di attacco contro i Tutsi.

Nel frattempo un gruppo formato soprattutto da ruandesi Tutsi in esilio diede vita al Fronte Patriottico Ruandese (RPF) e invase il Paese partendo dall’Uganda, dando inizio alla guerra civile. I negoziati di pace, iniziati in Tanzania nel 1993,  vennero formalizzati dall’Accordo di Arusha nel 1994, con la promessa di adottare delle riforme democratiche. Il 6 aprile 1994, rientrando in Rwanda dopo aver partecipato alla firma degli accordi di pace, il generale Habyarimana e il presidente del Burundi vennero assassinati in un incidente aereo causato dai membri del loro stesso partito, che però accusarono i Tutsi dell’attentato. Quella stessa notte cominciò l’esecuzione pianificata da tempo degli alti funzionari Tutsi e degli Hutu moderati. Nei tre giorni che seguirono, tutti i funzionari Tutsi e tutti gli Hutu moderati vennero sistematicamente giustiziati, ma le violenze non si fermarono. Bande armate di una milizia Hutu conosciuta con il nome di Interahamwe scorrazzavano per il paese, e il numero delle uccisioni crebbe in maniera esponenziale: il massacro andò avanti per tre mesi senza che nulla o nessuno lo fermasse. La Croce Rossa ha stimato che in quei tre mesi vennero uccise centinaia di migliaia di persone, quasi tutte a colpi di machete. In quello stesso periodo le Nazioni Unite ridussero il loro contingente di pace di stanza nel paese da 2500 a 250 soldati. Alla fine l’RPF invase di nuovo il Paese penetrando dall’Uganda, riuscì ad avere la meglio e nel luglio del 1994 mise fine al genocidio. A quel punto, la maggior parte degli estremisti di etnia Hutu fuggirono nello Zaire. Durante il genocidio persero la vita circa un milione di persone e più di tre milioni furono costrette a fuggire, causando la peggiore crisi di rifugiati mai conosciuta.

Dopo l'emergenza, questo paese non ha fatto più notizia, ma le sofferenze dei superstiti non sono cessate con la fine dei massacri e i più colpiti continuano ad essere i bambini, gli adolescenti e le donne.