REPUBBLICA CENTRAFRICANA
La RCA ha una superficie di 623.000 Kmq (2 volte l’Italia) e ha una popolazione stimata di circa 3.200.000 di abitanti. La maggior parte della popolazione è dedita all’agricoltura (60% circa). Il 53% circa della popolazione è costituito da persone di età inferiore ai 20 anni.
La capitale Bangui conta 531,760 abitanti.
Il PIL / abitante è circa 265 $ USA /anno con tendenza alla diminuzione. L’Indice di Sviluppo Umano dal 1975 a oggi, indica l’assenza di uno sviluppo in qualsiasi direzione; collocando la RCA agli ultimi posti della graduatoria fra i Paesi più poveri del mondo con un reddito pro capite inferiore a 1 $ al giorno.
Il tasso di alfabetizzazione, stimato nel 2000, si è abbassato significativamente (circa il 25%) a causa della instabilità della situazione politica e del disastroso deficit del bilancio statale che non hanno consentito da più anni a questa parte di fornire stabilmente uno stipendio agli insegnanti, molti dei quali sono morti in questi ultimissimi anni di AIDS. Buona parte delle scuole sono funzionanti in modo insufficiente solo con le collette di villaggio.
L’attesa di vita, a causa dell’AIDS, è scesa attualmente a 42-44 anni, mentre 10 anni fa raggiungeva i 58-60 anni. Il tasso di mortalità infantile perinatale (entro in primi 5 anni), è pari al 10,5%, mentre la mortalità alla nascita è pari allo 0,9 ogni 1000 nati.
L’economia del Paese riposa essenzialmente sull’agricoltura, ma riveste caratteri di pura sussistenza. Le esportazioni del cotone e del caffé sono ostacolate seriamente dalla concorrenza fatta da USA ed UE.
Il Paese dispone di importanti risorse minerarie, specie nelle regioni orientali (diamanti, oro, uranio), ma lo sfruttamento è limitato e non gestito dallo Stato, bensì da imprese straniere.
Il ritrovamento di importanti giacimenti di petrolio lungo i confini con il Tchad, non ha dato luogo a tutt’oggi ad uno sfruttamento. Si dice piuttosto che le guerriglie in atto nel paese traggano anche da questo fatto le loro possibili e non dichiarate giustificazioni.
La situazione sanitaria si deve confrontare con malattie endemiche gravi e diffuse: la malaria che provoca una mortalità importante; le diarree e le infezioni respiratorie acute che giustificano l’elevata mortalità infantile; la Tbc che a causa della malnutrizione torna a mietere vittime; le parassitosi (Bilharziosi, Oncocercosi, Tripanosomiasi) e oggi l’AIDS, che inesorabilmente sta provocando la perdita della “forza lavoro” delle persone tra i 18 e i 45 anni di età e comporta il triste problema degli orfani nati HIV+, la cui vita stenta a superare i 5 anni di età.
I ministri della Sanità che si sono succeduti in questi anni, sostenuti dallo sforzo volontaristico di missionari laici e non, hanno cercato di sollecitare una partecipazione popolare alle spese sanitarie, stimolando una responsabile autogestione delle scarse risorse e creando una rete sanitaria diffusa tra i villaggi per la distribuzione dei farmaci ritenuti essenziali. Tale organizzazione decentrata, oggi trova non poche difficoltà ad essere operativa, a causa delle difficoltà (e talora dei pericoli) che la guerriglia frappone sulle vie di comunicazione.
Attualmente il tasso di HIV positività nella popolazione generale è stimato attorno al 15%, ma in zone più densamente popolate, come quelle situate nel Nord Ovest del Paese, questa percentuale sale sensibilmente al 20% e più.
La lotta contro l’AIDS riveste attualmente una priorità nazionale.